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	<title>Humanitas Nova &#187; misoginia</title>
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		<title>Mainikka Mainardi: Le bambole di Euripide</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 14:52:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le bambole pericolose di Euripide di Monica Mainikka Mainardi  Abstract Being forcedly isolated in a harmless, induced stupidity, in order to keep her dangerousness under control, the woman is a victim of cultural misoginy, which reduces her to a &#8216;doll&#8217;. The man can play with her, continuously belittle her, and throw her away as he ... <a class="read-more" href="https://www.humanitasnova.net/?p=51">Leggi ancora</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le bambole pericolose di Euripide<br />
</strong>di Monica Mainikka Mainardi <strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
<em>Being forcedly isolated in a harmless, induced stupidity, in order to keep her dangerousness under control, the woman is a victim of cultural misoginy, which reduces her to a &#8216;doll&#8217;. The man can play with her, continuously belittle her, and throw her away as he likes. However, Euripides must have experienced that the woman is unlikely to accept humiliation without striking a blow; therefore, his heroines are able to find a logic in their most dangerous irrationality; and it is under the guidance of this logic that they tragically act.</em></p>
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<div class="textLayer">
<div data-canvas-width="589.7472">E&#8217; sempre curioso rileggere la superba drammaticità con cui Euripide inscena le vicende delle sue eroine; Elena, Alcesti, Fedra, Medea&#8230;: grandi donne, protagoniste attive di destini tragici, vive e vere nell‟affrontare fino al culmine il doloroso sviluppo delle trame tessute per loro dal fato, capaci di passioni violente e intimi sentimenti, sempre consapevoli della loro densa e cruda umanità. A lungo si è discusso e ancora si discute circa la reale posizione di Euripide nei confronti della questione femminile: c‟è chi ritiene Euripide fondamentalmente misogino, in linea del resto con la cultura greca antica, chi vuole assegnargli invece una sensibilità forse troppo moderna&#8230; certo è che Euripide fu attratto dalla „psicologia‟ delle donne, fino a riuscire come nessun altro antico a descriverne la vera essenza. Riporterò qui alcuni fra i versi euripidei più famosi che inequivocabilmente sollevano la questione relativa alla condizione della donna: sono tratti uno dalla Medea e l‟altro dall‟Ippolito, e li ho scelti volutamente in netto contrasto tra di loro, perché contrastante sembra sempre Euripide: “tragicissimo e filosofo della scena, razionalista e passionale, ateo e mistico, immorale e predicatore: ecco alcuni degli aspetti contrastanti che antichi e moderni hanno visto in Euripide, e che per essere solo parzialmente veritieri, confermano innanzitutto la impossibilità di chiuderlo in uno schema, in una</div>
<div data-canvas-width="379.0656000000005">formula. Perché Euripide è, appunto, l‟uomo dei contrasti.” (Raffaele Cantarella)</div>
<div data-canvas-width="379.0656000000005"></div>
<div data-canvas-width="379.0656000000005">Nella Medea di Euripide la personalità dell‟eroina, umiliata e follemente vendicativa, domina totalmente la scena dall‟inizio alla fine; più che la disperata vicenda della sventurata, i cui episodi si sviluppano ben connessi in una struttura unitaria, è l‟assoluta centralità del personaggio che determina l‟eccezionale tensione drammatica della tragedia. Interessante è il primo episodio, tutto dominato dalla lucida iniziativa di Medea, sposa abbandonata e lontana dalla patria, a tramare propositi di vendetta: esce di casa e si sfoga con le donne del Coro, a cui chiede la promessa del silenzio. La propria sorte la spinge a considerazioni di carattere generale sulla condizione della donna rispetto ai diritti dell‟uomo.</div>
<div data-canvas-width="379.0656000000005"></div>
<div data-canvas-width="379.0656000000005"><em>Questa sciagura che si è abbattuta inaspettata su di me mi ha devastato</em></div>
</div>
</div>
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<div class="textLayer">
<div data-canvas-width="638.5728000000001"><em>l’anima. Sono finita e non provo più gioia a vivere, desidero morire, amiche</em></div>
<div data-canvas-width="457.4784000000005"><em>mie. Il mio sposo, nel quale riponevo tutto, lo so bene,</em></div>
<div data-canvas-width="642.7392000000002"><em>mi si è rivelato il peggiore degli uomini. Fra tutte le creature fornite di anima</em></div>
<div data-canvas-width="252.21119999999993"><em>e intelligenza, noi donne siamo le più</em></div>
<div data-canvas-width="650.4"><em>infelici. Innanzi tutto dobbiamo comprarci con una cara dote uno sposo, anzi</em></div>
<div data-canvas-width="326.70720000000006"><em>prendere un padrone del nostro corpo,</em></div>
<div data-canvas-width="562.0416000000001"><em>che è un male peggiore del primo. Ma in ciò c’è un grosso rischio:</em></div>
<div data-canvas-width="346.8096000000002"><em>riceveremo un bravo o un cattivo marito?</em></div>
<div data-canvas-width="199.89119999999994"><em>D’altro canto la separazione è infamante per le donne e non è possibile</em></div>
<div data-canvas-width="351.2256000000004"><em>ripudiare un marito. E poi, una donna che</em></div>
<div data-canvas-width="583.2959999999999"><em>entra in un ambiente di norme e usi diversi, deve essere un’indovina -</em></div>
<div data-canvas-width="222.4895999999999"><em>perché non lo ha imparato</em></div>
<div data-canvas-width="92.62079999999999"><em>a casa sua &#8211; per sapere come dovrà passare le sue notti. E se in tutto questo</em></div>
<div data-canvas-width="165.9839999999999"><em>riusciamo bene e lo sposo sopporta di buon grado la convivenza, allora sì che l’esistenza è</em></div>
<div data-canvas-width="311.80800000000005"><em>invidiabile. In caso contrario morire è</em></div>
<div data-canvas-width="629.9904"><em>meglio. Un uomo, quando ha fastidio di starsene in famiglia, esce, libera il</em></div>
<div data-canvas-width="320.4096000000001"><em>cuore dalla noia, si ritrova con amici e</em></div>
<div data-canvas-width="654.6239999999999"><em>coetanei; noi donne, invece, dobbiamo avere sotto gli occhi sempre una sola</em></div>
<div data-canvas-width="175.58399999999992"><em>persona. Dicono che conduciamo una vita senza pericoli, in casa, mentre loro vanno in guerra.</em></div>
<div data-canvas-width="232.2047999999999"><em>Che ragionamento sciocco!</em></div>
<div data-canvas-width="481.2480000000003"><em>Preferirei tre volte stare schierata dietro uno scudo che partorire una volta sola.</em></div>
<div data-canvas-width="647.3472"><em>Ma questo discorso non è uguale per me e per te. Tu hai questa tua città, la</em></div>
<div data-canvas-width="362.7456000000003"><em>tua casa paterna, vita agiata, in mezzo agli</em></div>
<div data-canvas-width="575.8272000000003"><em>amici. Io invece sono sola, priva di patria, oltraggiata dal mio uomo,</em></div>
<div data-canvas-width="314.9952000000002"><em>strappata come preda da una terra di</em></div>
<div><em>barbari. Non mi possono salvare madre o fratello o parenti. Una sola cosa</em></div>
<div data-canvas-width="623.8656000000002"><em>vorrò da te: se trovo un mezzo, un modo per ripagare del male che mi ha</em></div>
<div data-canvas-width="184.07039999999992"><em>fatto mio marito e sua</em></div>
<div data-canvas-width="616.3200000000004"><em>moglie e suo suocero, tu taci! La donna è piena di paure, trema di fronte</em></div>
<div data-canvas-width="109.59359999999998"><em>all’azione violenta e alla vista di un’arma.</em></div>
<div data-canvas-width="479.02080000000046"><em>Ma quando è calpestata nei suoi affetti, non esiste cuore</em></div>
<div data-canvas-width="202.23359999999994"><em>più sanguinario del suo.</em></div>
</div>
</div>
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<div class="textLayer">
<div>(Medea, vv. 225-265 – traduzione di M.Mainikka)</div>
<div></div>
<div data-canvas-width="647.0783999999999">Privata della libertà e dei sentimenti, senza rapporti sociali né culturali, dalle parole di Medea la donna greca appare relegata in un‟infelicissima condizione frustrante e disumanizzante, scoprendosi ridotta ad un oggetto, di cui l‟uomo può disporre quale assoluto padrone. Lo sfogo di Medea mette infatti in luce alcuni aspetti della relazione uomo-donna fortemente significativi:</div>
<div></div>
<ul>
<li data-canvas-width="372.63360000000034">L‟unione matrimoniale è mediata dal denaro</li>
<li data-canvas-width="372.63360000000034">Il rapporto moglie–marito è vissuto a livello di un rapporto schiavo–padrone</li>
<li data-canvas-width="372.63360000000034">La possibilità di intessere relazioni sociali ed affettive esterne alla famiglia è di fatto attuabile solo per il marito</li>
<li data-canvas-width="372.63360000000034">La richiesta di divorzio, benché teoricamente ammessa unilateralmente, si rivela realisticamente possibile e vantaggiosa solo per l‟uomo, in quanto per la donna essa soggiace alla riprovazione morale, all‟isolamento e alla morte sociale.</li>
<li data-canvas-width="372.63360000000034">La vita coniugale per la donna è tutt‟altro che fonte di protezione, il parto è foriero di pericoli tanto quanto l‟esercizio militare e il cuore della donna, se minacciato nell‟intimo, abbandona la pavidità per diventare sanguinario non meno di quello dell‟uomo.</li>
</ul>
<div data-canvas-width="614.4192000000002">Luigi Barbero fa notare, nonostante la lontananza del contesto sociale e storico, un curiosa consonanza di idee tra Euripide e il drammaturgo norvegese ottocentesco Henrik Ibsen, il quale</div>
<div data-canvas-width="76.74239999999998">scrisse: “<em>ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un’altra completamente differente in una donna. L’una non può comprendere l’altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini&#8230;</em>”. Si tratta di un passaggio degli appunti che Ibsen stese per il suo dramma “Casa di bambola”, rappresentato nel 1879 a Copenaghen: una pungente critica sulla condizione della donna all‟interno della famiglia e della società borghese dell‟epoca vittoriana. La protagonista, Nora, moglie-bambola, priva di autonomia e maturità, quando prende coscienza della sua condizione reagisce e se ne va di casa per imparare a crescere come persona e diventare donna.</div>
<div data-canvas-width="76.74239999999998"></div>
<div data-canvas-width="651.4175999999998">Certo, leggere la Medea come dramma borghese (una storia di tradimento e di vendetta efferata, che arriva a comprendere l‟uccisione dei figli oltre che della rivale, per gettare nella più nera disperazione il marito fedifrago) è un facile rischio, se non fosse che questa tragedia ha il merito di “<em>estrarre dalle </em><em>fitte trame del mito una vicenda compatta e coerente, in c</em><em>ui il carattere della </em><em>persona balza in primo piano rispetto alla sequela delle funzioni e delle </em><em>avventure; con questo però, cosa fondamentale per l’intelligenza del </em><em>dramma, il complesso armamentario mitologico (in cui affonda le sue radici) </em><em>non è affatto d</em><em>imenticato: esso è piuttosto sospinto su uno sfondo da cui </em><em>discendono suggestioni e significati assolutamente caratterizzanti che non si </em><em>possono e non si lasciano ignorare</em>.” (Mario Vitali)</div>
</div>
</div>
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<div class="textLayer">
<div data-canvas-width="572.7168000000001"></div>
<div data-canvas-width="572.7168000000001">Se nella Medea Euripide dà piena voce alle rimostranze della „parte lesa‟, nell‟Ippolito trova l‟occasione contraria di infierire spietatamente contro l‟intero genere femminile. Fedra, per crudele vendetta divina, sente insorgere un‟insana passione per il figliastro. Essa rifiuta e invano combatte</div>
<div data-canvas-width="204.61439999999993">l‟incestuoso sentimento e soffre nell‟impari lotta contro la volontà di Afrodite, di cui ella è strumento indifeso. La rivelazione di tale tormento, da parte della nutrice, ad Ippolito stesso suscita nel giovane una sdegnata e fiera requisitoria contro le donne:</div>
<div data-canvas-width="204.61439999999993"></div>
<div data-canvas-width="148.83839999999992"><em>Zeus, ma perché</em></div>
<div data-canvas-width="418.57920000000047"><em>agli uomini hai portato alla luce del sole le donne,</em></div>
<div data-canvas-width="161.66399999999993"><em>subdolo malanno?</em></div>
<div data-canvas-width="362.88000000000034"><em>Se volevi disseminare la stirpe dei mortali,</em></div>
<div data-canvas-width="604.8192"><em>non era necessario procurarlo per mezzo delle donne, ma che piuttosto</em></div>
<div data-canvas-width="386.40000000000026"><em>gli uomini, pagando con bronzo o ferro o oro,</em></div>
<div data-canvas-width="187.3344"><em>nei tuoi templi compra</em></div>
<div data-canvas-width="281.9712000000001"><em>ssero il seme della discendenza,</em></div>
<div data-canvas-width="635.2896"><em>ciascuno in base alla stima, e vivessero così in case libere senza femmine.</em></div>
<div data-canvas-width="210.8351999999999"><em>Ora, invece, per portarci</em></div>
<div data-canvas-width="463.9872000000004"><em>questo male in casa, ci beviamo il patrimonio familiare.</em></div>
<div data-canvas-width="271.23840000000007"><em>Ma è chiaro da ciò che la donna</em></div>
<div data-canvas-width="258.66240000000005"><em>è un gran malanno: perché il p</em><em>adre</em></div>
<div data-canvas-width="442.94400000000047"><em>che l’ha generata e allevata, aggiungendovi la dote,</em></div>
<div data-canvas-width="387.3984000000003"><em>poi la sistema via, per liberarsi da un fastidio.</em></div>
<div data-canvas-width="387.5136000000003"><em>E colui che si prende questo essere dannoso,</em></div>
<div data-canvas-width="300.13440000000014"><em>gode di adornare un idolo maligno,</em></div>
<div data-canvas-width="289.44000000000017"><em>e lo riveste di pepli, lo sventurato,</em></div>
<div data-canvas-width="231.97439999999997"><em>consumando le ricchezze d</em><em>omestiche.</em></div>
<div data-canvas-width="484.2624000000005"><em>E’ inevitabile che se si imparenta con gente d’alto rango,</em></div>
<div data-canvas-width="334.08000000000027"><em>mantiene godendoselo un letto odioso;</em></div>
<div data-canvas-width="309.9072000000001"><em>oppure se prende una brava donna,</em></div>
<div data-canvas-width="498.16320000000036"><em>acquisisce dei parenti inutili e la sventura insieme al bene.</em></div>
<div data-canvas-width="276.69120000000004"><em>La cosa più conveniente per uno </em><em>è mettersi in ca</em><em>sa una moglie da niente,</em></div>
<div data-canvas-width="243.74399999999997"><em>innocua per la sua stupidità.</em></div>
<div data-canvas-width="226.92479999999992"><em>Odio la donna intelligente:</em></div>
<div data-canvas-width="410.9760000000004"><em>che in casa mia non entri mai una con più senno</em></div>
<div data-canvas-width="366.04800000000023"><em>di quanto sia necessario per una femmina.</em></div>
<div data-canvas-width="456.55680000000024"><em>Infatti Cipride infonde più scelleratezza nelle sapienti:</em></div>
<div data-canvas-width="180.95999999999992"><em>la donna semplice no</em><em>n rischia la follia</em><em> </em></div>
</div>
</div>
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<div class="textLayer">
<div data-canvas-width="238.5216"><em>grazie al suo corto intelletto.</em></div>
<div data-canvas-width="404.4480000000002"><em>La donna poi non dovrebbe stare con la servitù,</em></div>
<div data-canvas-width="210.87359999999993"><em>ma avere a che fare solo</em></div>
<div data-canvas-width="192.576"><em>con bestie feroci mute,</em></div>
<div data-canvas-width="292.70400000000006"><em>per non poter parlare con nessuno</em></div>
<div data-canvas-width="245.74079999999998"><em>né sentire a sua volta parole.</em></div>
<div data-canvas-width="369.38880000000034"><em>Ora invece, le malvagie tramano malignità n</em><em>elle stanze</em></div>
<div data-canvas-width="261.7728"><em>e le serve le portano al di fuori.</em></div>
<div data-canvas-width="217.13279999999986"><em>Così anche tu, o maligna,</em></div>
<div data-canvas-width="517.3440000000004"><em>sei venuta qui per un’unione nel letto inviolabile di mio padre.</em></div>
<div data-canvas-width="370.52160000000026"><em>E io mi dovrò purificare con acqua corrente,</em></div>
<div data-canvas-width="499.1616000000001"><em>detergendomi gli orecchi. Come potrei essere disonesto io,</em></div>
<div data-canvas-width="129.81119999999996"><em>che non mi sen</em><em>to puro solo sentendo tali cose?</em></div>
<div data-canvas-width="408.8064000000003"><em>Sappi bene, donna, la mia religiosità ti preserva:</em></div>
<div data-canvas-width="527.8848000000002"><em>se non fossi stato sorpreso, incauto, con i giuramenti sugli dèi,</em></div>
<div data-canvas-width="417.2352000000003"><em>non avrei avuto scrupolo ad informare mio padre.</em></div>
<div data-canvas-width="411.97440000000046"><em>Ora me ne esco di casa, finché Teseo è lontano,</em></div>
<div data-canvas-width="64.99199999999999"><em>e terrò l</em><em>a bocca chiusa. Ma vedrò tornando qui con mio padre</em></div>
<div data-canvas-width="340.5888000000002"><em>come lo guarderete, tu e la tua padrona:</em></div>
<div data-canvas-width="480.17280000000045"><em>conoscerò il tuo ardire, avendone già avuto un assaggio.</em></div>
<div data-canvas-width="164.83199999999994"><em>Andate alla malora!</em></div>
<div data-canvas-width="326.53440000000023"><em>Non sarò mai sazio di odiare le donne,</em></div>
<div data-canvas-width="394.6560000000003"><em>neppure se mi si dicesse che lo ripeto sempre:</em></div>
<div data-canvas-width="284.14080000000007"><em>sempre infatti loro sono perverse.</em></div>
<div data-canvas-width="495.9936000000004"><em>E allora, o qualcuno insegni alle donne ad essere virtuose,</em></div>
<div data-canvas-width="437.3760000000002"><em>o mi si permetta di imprecare sempre contro di loro.</em></div>
<div data-canvas-width="68.0448">(Ippolito vv.616-668 – traduzione di M.Mainikka)</div>
<div data-canvas-width="68.0448"></div>
<div data-canvas-width="552.8256000000002">Tanto umana e sanguigna è la crudeltà di Medea, quanto disumana e viziata di ipocrita religiosità appare la virtù di Ippolito. Interessante notare come un certo lessico e determinate espressioni già riscontrati nel monologo di Medea siano presenti anche qui, ovviamente per ribadire concetti ribaltati e rivisti in chiave misogina:</div>
<div></div>
<ul>
<li data-canvas-width="542.9760000000005">Il lessico della compravendita, usato da Medea per condannare l‟unione dei sessi ridotta ad un commercio, serve ad Ippolito per ipotizzare l‟utopia misogina di “acquistare” la discendenza da parte del maschio senza bisogno della donna.</li>
<li data-canvas-width="542.9760000000005">La libertà, diritto di cui secondo Medea la donna non può godere a differenza dell‟uomo, che ne è il padrone, è da Ippolito identificata con una vita senza donne.</li>
<li data-canvas-width="542.9760000000005">La donna è spersonalizzata, concezione di donna-oggetto in perfetta sintonia in entrambe le requisitorie: non è nulla più di un κακόν (termine che Medea ovviamente utilizza specularmente per indicare la cattiveria dell‟uomo e l‟infelice condizione della donna), un male, una sventura, o al massimo un θυηόν, un essere vivente sì, ma appartenente al mondo vegetale, per altro dannoso o inutile.</li>
<li data-canvas-width="542.9760000000005">A tal proposito a lei che, schiava del marito – δεζπόηης, tuttavia dovrebbe almeno essere δέζποινα nei confronti delle ancelle, non si vorrebbe concedere neppure di relazionarsi con la servitù.</li>
</ul>
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<div data-canvas-width="188.50559999999993">Forzatamente isolata in un‟innocua stupidità indotta, onde arginare la sua „pericolosità‟, la donna vittima della misoginia culturale è ridotta a tutti gli effetti ad una „bambola‟, con cui l‟uomo ha diritto di giocare, su cui può infierire e che può gettare a suo piacimento. Ma Euripide deve aver sperimentato che difficilmente una donna accetta l‟umiliazione senza colpo ferire, ed è allora che la „bambola‟ riesce a trovare una logica a tutta la sua più pericolosa irrazionalità; e guidata da questa logica ella agisce (Τολμηηέον ηάδε&#8230;, Medea, v.1050): lucida è la convinzione irrazionale di Alcesti che scendere nell‟Ade al posto della persona amata sia un dovere; pienamente consapevole è l‟irrazionalità di Fedra che si impicca accusando Ippolito del falso stupro incestuoso; piena di inconfutabile logica è la raccapricciante volontà di Medea di colpire Giasone con l‟uccisione dei suoi stessi figli, da lui generati.</div>
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